Ogni volta che entro in una scuola, so che sto varcando un confine delicato: quello tra il bisogno di essere capiti e la paura di non riuscirci. Lo vedo negli occhi dei ragazzi: tensioni che si accumulano, parole che feriscono, silenzi che gridano. La scuola è spesso un luogo dove i conflitti nascono senza che nessuno insegni davvero a gestirli. Sono un’avvocata, e da anni mi occupo di conflitti. Ma quando li porto in classe, non lo faccio per giudicare: lo faccio per educare. Per aiutare bambine e bambini, ragazze e ragazzi a riconoscere le emozioni, a dare un nome alla rabbia, a trasformare uno scontro in un’opportunità di crescita. Attraverso momenti di confronto guidato, accompagno gli studenti in un percorso concreto per diventare comunicatori consapevoli. Ascolto empatico. Espressione autentica. Mediazione rispettosa. Sono le parole chiave del nostro viaggio. Alla fine del progetto, ogni studente riceve un simbolico “patentino del bravo comunicatore”. Ma il vero traguardo è vedere come cambia il modo in cui si guardano, si parlano… si capiscono. Perché quando impari a comunicare davvero, impari anche a volerti bene.
E allora entro io. Non con codici sotto braccio, ma con strumenti di dialogo.
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