Stasera riflettevo sul pericoloso stato di dormiveglia psicologico che ci impedisce di agire nonostante, a volte, abbiamo ben chiara una situazione di violenza.
Quanto spesso siamo consapevoli ma non agiamo? Forse per paura della reazione altrui oppure per paura del giudizio degli altri oppure, ancora, perché ha il sopravvento quella parte di noi che pensa al buono, al bello o al positivo nonostante tutto.
Ieri sera mentre leggevo il romanzo “Un’Alba come tante” di Valentina Pasquali (Mondadori, 2021) avevo davanti a me la protagonista, Alba.
Alba ha una relazione con Lorenzo che è un uomo violento.
Lorenzo instaura, sin da subito, una manipolazione relazionale con la sua vittima e dalla violenza psicologica a quella fisica il passo è breve.
Alba non reagisce subito alla violenza psicologica, allontanandosi, pur avendola ben chiara davanti a sé e sottovaluta i rischi che sta correndo a stare vicino a un uomo violento.
Alba pensa che c’è del buono in quell’uomo bello e affascinante che dice di volerla aiutare e amare. Ma nel corso della storia, dapprima Alba scoprirà che Lorenzo l’ha violentata mesi addietro senza farsi scoprire e dopo la convincerà che la ama a modo suo. Lorenzo però la ridurrà in fin di vita.
Incredibile come i carnefici manipolatori come Lorenzo, abbiano una buona empatia cognitiva ma non emotiva con la loro preda. Sanno bene come affascinare e attrarre, quali parole e quali comportamenti sono utili per il loro scopo, ma non vedono la sofferenza, la paura, il dolore che provocano alla vittima. La trattano come un oggetto, Lorenzo dice “tu sei roba mia”.
Durante il corso del romanzo Alba dovrà fare un percorso interiore di accettazione di sé, togliere le maschere e accettare l’aiuto da parte degli amici. Loro le salveranno la vita.
Prendiamo il libro e facciamolo leggere ai ragazzi e alle ragazze. Spieghiamo loro cosa è la violenza psicologica e quella fisica. Educhiamo il femminile alla consapevolezza e alla azione, e il maschile al rispetto e all’empatia emotiva.
E noi, come Alba, liberiamoci dalle ferite che ci controllano e che impediscono che la consapevolezza della violenza diventi l’azione che salva la vita.
E che sia finalmente una nuova alba.